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Pochi
paesi come Claut, per quanto ne sappiamo, pur
vantando origini antiche, sono stati prigionieri per
tanto tempo di una valle, la valle del Cellina e
Claut deriva proprio dal latino, Clauditu che
significa luogo chiuso. Dall’anno 924 infatti, quando la ”villa quae vocatur
Clauto” è citata in un atto di donazione all’Abazia
di Sesto al Reghena da parte della contessa
longobarda Imeltrude, fino al 1911-13, un solo
sperduto e pericoloso sentiero collegava Claut,
passando per Barcis e Andreis, alla pianura
friulana, da una parte, e per Cimolais ed Erto-Casso
andava a strapiombare nella valle del Piave. Questi
paesi però esistevano da molto tempo prima,
riuscendo a sopravvivere in un ambiente così aspro e
fuori dal mondo, grazie alla caccia, alla pesca a
quel poco di agricoltura di montagna alla pastorizia
e allo sfruttamento dei boschi che più avanti, si
trasformò in commercio con la Repubblica di Venezia
mediante la fluitazione e un sistema di stue, cioè
piccole dighe in tronchi che ne agevolavano il
deflusso verso valle.
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