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Accenni
storici sul Comune di Fanna (Pn) Sul Toponimo “Fanna” non si hanno notizie sicure:
alcuni studiosi infatti lo fanno derivare da “Fanum”
(= tempio o bosco/luogo sacro); altri dalla famiglia
Fannia o Fania (trasferita in questi luoghi da
Roma), da cui trae origine forse anche il nome di
Fagagna. In ogni caso, secondo lo storico Liruti, il castello
di Fanna (nominato anticamente “Arx Micae”, cioè
“Roccaforte sul Mizza”) esisteva già prima del VI
secolo, così come i castelli di Caneva, Polcenigo,
Aviano, Montereale, Maniago, Meduno, Toppo,
Solimbergo, Spilimbergo, Castelnovo, Pinzano,
Ragogna ... tutti posti a difesa della zona
pedemontana, attraversata dalla strada detta
“Vastata Ongarorum” (“Ongaressa” per la
denominazione popolare). Il comprensorio pedemontano, dove ora sorgono Fanna,
Cavasso Nuovo (già Fanna di Sopra) e Maniago, era
abitato anteriormente alla conquista romana da
popolazioni di origine celtica. Nel periodo augusteo
questo territorio era sicuramente parte della
Regione X “Venetia et Histria” con capitale Aquileia. Le prime notizie dell’esistenza della Chiesa San
Martino di Fanna risalgono alla metà del secolo VIII;
infatti questo luogo, circondato da selve, fu
prescelto da San Anselmo (Duce del Friuli e figlio
di Re Rachis) per erigervi un monastero e la
cappella dedicata a San Martino verso l’anno 750
d.c. Si attribuisce infatti ai Longobardi, convertitisi
al Cristianesimo, la ripresa della diffusione della
fede in questi luoghi della Pedemontana dopo le
distruzioni e le rovine causate dalle invasioni
barbariche e dall’esercito di Odoacre. Secondo Pré Antonio Purliliese, che fu vice-abate a
Fanna tra il 1508 e il 1532, il monastero di suore
sorse nel secolo XI circa, per iniziativa di una
nobildonna dei Prata-Porcia che, dopo essere rimasta
vedova di un discendente dei Polcenigo-Fanna,
destinò le proprie fortune alla costruzione di un
convento femminile. Circa 100 anni dopo, a causa
della peste, morirono tutte le suore tranne la
badessa che, recatasi in pellegrinaggio a Roma,
sulla via del ritorno, fermatasi nell’Abbazia
Benedettina di S. Maria di Pomposa, decise di donare
il proprio monastero di Fanna alla prestigiosa
istituzione (correva l’anno 1153). La cessione della potente Abbazia di Fanna diede
luogo a non poche controversie che si prolungarono
nei secoli, tanto da provocare l’intervento di ben
due papi, Alessandro III e Lucio III. In ogni caso,
con la bolla di papa Lucio III del 1186, venne
sancita la competenza per la giurisdizione temporale
sui beni pomposiani al preposto di S. Martino. La seconda metà del XII secolo segna il periodo di
maggiore splendore per S. Martino di Fanna dove
l’abbazia di Pomposa estendeva la propria competenza
anche “in spiritualibus”. Nel 1338 Pomposa ribadì i propri diritti e, tra le
altre disposizioni, diede anche quella di apporre
alla porta della chiesa di S. Martino lo stemma
pomposiano: una stella gialla in campo azzurro con
la sigla dell’Ordine, sottolineando con ciò la
propria giurisdizione sia temporale sia spirituale. Infine, dopo alterne vicende e dopo la costituzione
nel 1586 della Parrocchia di S. Martino di Fanna con
la bolla di papa Benedetto XIV, del 1746, l’Abbazia
di San Martino fu soppressa ed i suoi beni
patrimoniali passarono al Seminario diocesano di
Portogruaro, fondato all’inizio del XVIII secolo. Attorno al monastero, poi abbazia, si sviluppò
l’abitato dell’odierna Fanna di Sopra, che
costituiva la Pieve di S. Remigio (ora Cavasso
Nuovo). Entrambi gli abitati, però, formavano
un’unica giurisdizione civile sotto i Conti di
Polcenigo-Fanna e venivano indicati con il comune
toponimo di “Fanna”. I Conti di Polcenigo conquistarono il feudo di Fanna
dopo il 1000, in una guerra contro il Patriarca di
Aquileia. Nel 1600 raggiunsero l’apice del loro
splendore ottenendo anche il titolo di Conto
Palatini e di Marchesi di Mizza; in tale secolo il
maniero venne sostituito dal sontuoso “Palazat”, che
troneggia in Piazza Plebiscito a Cavasso Nuovo. La storia più recente di Fanna è stata strettamente
legata all’emigrazione e appena attorno agli anni
‘50 questo fenomeno si attenua fino a non costituire
più il problema di un tempo. Intorno agli anni ’30 Fanna contava circa 5.000
abitanti, ora ne conta 1.500 appena e, fra questi,
molti sono gli immigrati da altre località
(soprattutto montane). Nello stesso periodo Maniago contava 6.000 abitanti,
mentre ora ne ha circa 10.000. Già nel secolo XVIII i terrazzai ed i mosaicisti di
Fanna erano largamente conosciuti in Francia
(Parigi); acquistarono gran nome nel secolo XIX per
la costruzione di pavimenti ornati e a mosaico in
Veneto, Lombardia, Francia, Austria, Ungheria,
Russia ed America; agli inizi dello scorso secolo
l’emigrazione si dirigeva soprattutto in Austria e
Germania; taluni si spingevano fino in Giappone,
Transvaal, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda,
Cuba, Spagna, Inghilterra, Olanda, Canada.
LUOGHI: Chiesa parrocchiale dedicata a San Martino: edificio neoclassico costruito agli inizi
dell’ottocento su progetto di Stefano Marchi di
Stevenà; affrescata da G. Carlo Bevilacqua nel 1829
con tre riquadri sul soffitto della navata (Cristo
risorto, la discesa dello Spirito Santo, la consegna
delle chiavi). Nell’abside un dipinto del
peota-pittore-patriota Vittorio Cadel (+1917)
rappresenta Cristo che cammina sulle acque. La pala
di San Martino è opera del pittore fiammingo
Giovanni Moro (1662). Gli stalli del coro offrono
pregevoli intagli (sec. XVII). Santuario di Madonna di Strada: costruzione antichissima nota anche come Santuario
della Madonna di Strada o Santa Maria di mercadello
fin dal 981. E’ considerato dagli storici il più
antico santuario mariano del Friuli. Pare che l’attuale santuario, almeno nelle sue
principali mura, sia stato innalzato nel 1356 su
commissione di Giovanni Malagrini, possidente di
Fanna, ...in remissione dei suoi peccati e affidato
al piovano di San Remigio (ora Cavasso Nuovo). Solo
nel 1757 una ducale di Francesco Loredan sanzionò la
dipendenza di Madonna di Strada dalla Parrocchia di
Fanna. L’edificio ha subito molti rifacimenti fra il 1400 e
il 1700, tanto che si pensa che della vecchia chiesa
sia rimasta l’attuale abside con l’affresco
dell’Annunciazione. Il campanile e la sacrestia sono stati edificati nel
1733. La chiesa, nello stato attuale, fu costruita negli
anni 1886-1899 quale moto spontaneo dei popolani di
Fanna. Il soffitto fu affrescato dal poeta-pittore-patriota
Vittorio Cadel (1884 +1917) con una scena
dell’Incoronazione della Vergine e quattro
medaglioni di Santi. La statua policroma oggi venerata dai fedeli è
attribuibile al Pilacorte (sec. XIV) e rappresenta
Maria che sorregge il Bambino con in mano una
pergamena su cui è scritto “Io sono la vita”. La
tradizione recita che sia un “ex voto” elargito da
un castellano dei Signori di Polcenigo, salvatosi a
stento da una piena improvvisa del vicino torrente
Colvera. Sembra che alla fine del 1400 la chiesa fosse del
tutto cadente e l’immagine di Maria abbandonata. La
leggenda narra, infatti, di un ritrovamento della
statua in mezzo ai cespugli e di tre tantativi di
portarla nella Pieve di San Remigio, che
immancabilmente si risolvevano con l’immagine
ritornata sulle rive del Colvera. Preso come segno
della volontà della Madre di Gesù, i fedeli
ricostruirono la chiesa ed il Santuario rifiorì. Chiesetta di San Silvestro: costruzione devozionale assegnata al XVII secolo,
eretta in sassi e poi intonacata, fu ristrutturata
negli anni venti e nel dopoguerra; riparata di
recente con interventi conservativi. All’interno un unico altare intagliato con le
esecuzioni dei Comuzzi; vi è inserita una pala
dipinta (1650 ca.) raffigurante i Santi Silvestro,
Lorenzo, Giovanni e Valentino.
Casa della Pasquina (ex convento delle suore) Ex Asilo con annessa chiesetta di S. Teresa |