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La
storia di Fiume Veneto è in gran parte da scrivere. La denominazione del Paese deriva quasi certamente
dal nome del fiume "Fiume", un "romantico e
vulnerabile" corso d'acqua di risorgiva che
attraversa il territorio comunale da nord a sud.
Del fiume "Fiume" si ha notizia fin dal 996. Nel
settembre di quell'anno infatti, l'imperatore Ottone
III di Sassonia, allora anche re d'Italia,
decretava: "concediamo a Benzone, vescovo della
santa chiesa di Concordia, il bosco che è situato
ove nasce l'acqua chiamata 'FIUME' che sfocia nel
Meduna...". Sempre al fiume Fiume è legata la storia racchiusa
inun documento del 1103 che parla della donazione
all'abate di Sesto (al Reghena) di un mulino posto
sul FIUME detto di Colusa (Colus o Colussi?).
Fiume (Veneto), come realta geografica e
socio-economica compare, nella storia documentata,
solo nel 1182, quando papa Lucio III riconosce il
diritto di proprietà dell'abate di Sesto anche su
Fiume.
Da questo momento, il nome di Fiume appare sempre
più frequentemente nei documenti d'epoca anche se
con diciture differenti che dall'originale "Flumen"
si trasformano in "Villa Flumins", "Villa FIuminis
Famulorum", "Fiume" e, per finire "Fiume Veneto". Ad un certo punto lo stesso nome si sdoppia in "flumen
intra aquae o Fiume Grande" e "Flumen extra aquae
ovvero Fiume Piccolo". A poco a poco, incominciano a
comparire anche i nomi dei primi abitanti del paese.
Sono nomi di origini diverse: Walfredo de Flumo
(1190), Almerico de Flumo (1229), Ottone (1247)
Clerombaldo, Giovanni di Geppo, Corrado, Domenico
Triuvant, Jans, Guglielmo, Spileman figlio di
Germano, Pasquale e Giovanni di Ambrogio, Volarico
Palmaer (1200-1250). Dal 1247 in poi la storia di Fiume si fa più vivace
anche se, quasi sempre, racconta di avvenimenti e
fatti poco piacevoli per la gente del luogo. Nel
1248 la villa di Fiume dei Servi (intesa come Fiume
Grande), "con le case,i campi, i prati, i boschi e
le masserie che essa contiene" viene venduta,
dall'Abate di Sesto, ai conti Gupertino (o
Gubertino) e Domenico Cossio di Prata.
L'amministrazione ecclesiastica resterà comunque
sempre dipendente dall'abbazia benedettina di Santa
Maria in Sylvis di Sesto e più direttamente dalla
chiesa madre di Pescincanna. Fin dal 1401, però, gli
abitanti di Fiume riescono a costituire un proprio "giuspatronato"
per garantirsi la presenza di una chiesa autonoma
che verrà loro concessa verso la metà del XV secolo.
La storia di questo momento particolare ci tramanda
alcuni nomi di altrettante famiglie del paese: Marco
fu Pietro Pini, Antonio e Alberto del Des, Battista
fu Leonardo, Tadeo Colussi, Sebastiano fu Pietro
Mardo, Matteo Falco, Nocente fu Curzio, Angelo di
Antonio Ceschi, Giacomo di Domenico Desio, Michele
fu Marco Golussi, Pietro di Giacomo Dolfi, Domenico
di Innocente, Giacomo e Francesco degli Infanti,
Bernardino Cesari, Giovanni Fiorito Bruni, Martino
Peressini.
Proprio all'inzio del 1400 il paese dà i natali a
Paolo di Bono da Fiume Bagellardo, docente di
medicina allo Studio (Università) di Padova e autore
del primo trattato sulle malattie infantili "De
aegritudinibus puerorum".
Villa Fluminis Famulorum resterà proprietà dei "Di
Prata" fino al 1420 e legherà le sue fortune o
sfortune ai successi e alle sconfitte della nobile
famiglia pratense. Al dominio dei conti di Prata
succede e si aggiunge quello, non meno "presente",
della serenissima Repubblica di Venezia. Questa
trova di suo gradimento soprattutto i "legni"
pregiati del "mitico" bosco di Fiume. Querce, ma
soprattutto roveri in grande quantità prendono la
strada dell'acqua per arrivare a Venezia ove
troveranno largo impiego nei cantieri navali della
città lagunare.
La Serenissima non offre certo condizioni di miglior
vita agli abitanti di Fiume costretti spesso a
subire imposizioni e "gravezze" utili a risanare il
bilancio dello stato compromesso da tante guerre.
Sotto il dominio della Repubblica Veneta e sotto la
giurisdizione del Conte di Prata si incomincia ad
intravedere anche in Fiume la prima forma di
organizzazione comunale. I Cittadini oppressi da tante imposizioni e
gratificati da pochi benefici avvertono la necessità
di riunirsi per far fronte comune contro le
"disgrazie". Si hanno notizie delle prime "vicinie",
ovvero delle prime riunioni, convocate a suono di
campana e sotto l'albero della piazza, dei capi
famiglia. Questi discutono sulle richieste da farsi
ai "provveditori" della Serenissima e sulla
distribuzione delle poche risorse comuni derivanti
quasi solo dal bosco.
L'organizzazione del comune, com'è oggi intesa,
compare solo all'inizio del XIX secolo quando anche
Fiume viene investita dai provvedimenti napoleonici.
E primitivo moderno comune nasce come Comune di
Bannia. Dura solo poche settimane. Poi diventa
definitivamente Comune di Fiume. A seguito sconfitta
di Napoleone e del trattato di Vienna (1815), la
comunità di Fiume passa sotto dominio
Austro-Ungarico e sotto
giurisdizione-amministrazione di Pordenone. Nel 1866, dopo la seconda guerra d'indipendenza,
Fiume entra a far parte del nuovo Regno d'Italia.
Nel 1911, con decreto del re Vittorio Emanuele III,
al nome Fiume viene aggiunto il predicato "Veneto".
Tale aggiunta viene richiesta dal consiglio comunale
per ovviare a frequenti, soprattutto postali, tra
Fiume (oggi in croazia) e Fiume di Pordenone.
(autore testi: G. Bariviera) .... |