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Il
Comune di San Giorgio della Richinvelda (48 Kmq -
circa 100 metri di altitudine) è posto tra il fiume
Tagliamento ed il torrente Meduna. Ha circa 4.500
residenti, divisi tra il comune capoluogo e le
frazioni di Provesano, Cosa, Pozzo, Aurava, Rauscedo
e Domanins.
I primi insediamenti sorsero proprio lungo il fiume
Tagliamento. Infatti alla confluenza del torrente
Cosa con il considerato fiume è stata individuata la
presenza di un "castelliere" risalente all’età del
bronzo e di chiari segni di frequentazione umana
almeno dal V° secolo a.C. La Pieve di San Giorgio
(detta anche Pieve di Cosa) sembra essere stata una
delle prime della Diocesi di Concordia anche se è
ricordata dai documenti ufficiali solo a partire
dalla fine del X° secolo. La Pieve si estendeva ben
oltre i limiti dell’attuale territorio comunale
comprendendo anche Gradisca, San Martino al
Tagliamento, Valvasone e, oltre il fiume, Grions,
Turrida, Redenzicco e Rivis.
Dopo l’incursione degli Ungari (fine X° secolo) la
pieve di San Giorgio fu affidata prima agli
Eppenstein e dopo ai signori di Spilimbergo e
Valvasone che ne dividettero il territorio. Nel
territorio, a parte la giurisdizione feudale,
vigevano alcune forme di autogoverno locale quale
l’abitudine dei capofamiglia di riunirsi per
prendere decisioni o amministrare la giustizia (il
termine Richinvelda dovrebbe infatti derivare dalla
località ove tali riunioni si svolgevano).
Questo luogo, peraltro, è ricordato per un
drammatico fatto di sangue la cui importanza storica
avrebbe condizionato l’esistenza stessa dell’allora
"Patria del Friuli". Il 6 giugno 1350, infatti, in
un agguato teso da alcuni cospiratori, tra cui i
signori di Spilimbergo, trovò la morte il patriarca
ultranovantenne Bertrando di San Genies (di Aquileia),
difensore e riorganizzatore di tutto il Friuli, poi
elevato a beato.
Un cippo, costruito alla fine dell’ottocento sul
luogo dell’agguato, ne commemora, ancora oggi, la
vigorosa figura di uomo d’arme e di chiesa. Il cippo
riporta un’iscrizione latina che rammenta
romanticamente l’accaduto. Vicino a detta località
si trova la chiesetta di San Nicolò nella quale si
conserva un trittico in pietra dipinta di Giovanni
Antonio Pilacorte. Nella chiesa, nel luogo preciso
ove il beato sarebbe spirato è posizionata una
pietra (coperta da un vetro) che secondo la credenza
popolare avrebbe proprietà taumaturgiche contro le
malattie della pelle.
Le successive vicende storiche sono simili ad altre
zone del Friuli: la fine del Patriarcato, il dominio
della Serenissima, la parabola Napoleonica (con la
risistemazione amministrativa del territorio e la
nascita del Comune di San Giorgio), la dominazione
austriaca (con la promozione di alcune opere
pubbliche di primaria importanza tra cui la
costruzione dell’argine sul Meduna.
Nel 1871, con la costituzione del regno d’Italia, il
comune trova l’attuale configurazione che vede
riunite, attorno al capoluogo, le frazioni di
Provesano, Cosa, Pozzo, Aurava, Rauscedo e Domanins.
La fine della prima guerra mondiale e degli imperi
Austro-Ungarico e Tedesco portò al blocco della
tradizionale emigrazione friulana verso quei
territori e l’inizio di una nuova emigrazione (che
durò ben oltre il secondo dopoguerra) verso le
americhe e l’Australia. Lo sviluppo iniziò,
comunque, all’inizio degli anni 50, favorito ed
anticipato da alcune forme di aggregazione spontanea
(latterie sociali - forno - Cassa Rurale ed
Artigiana - Consorzio Agrario) promosse dalla
lungimirante azione di alcuni "benefattori" locali........................................
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