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Come
risulta da un atto del 10 gennaio 1260, Wolvil di
Ragogna vendette al Capitolo di Cividale un manso
"in villa que dicitur Vitus". Sempre "in Adasio in
villa que dicitur Vit" i signori Duringo e Odorlico
di Ragogna cedettero un altro manso, con un atto
datato 8 settembre 1281.
La storia del territorio d'Asio, tuttavia, ha
origini molto più antiche: Si sa, infatti, che fra
il 900 e il 950 il Monte Asio, allora tutto
rivestito di selve, servì di rifugio agli abitanti
del piano durante il periodo delle incursioni
ungaresche. Queste prime famiglie a poco a poco
finirono con lo stanziarsi stabilmente nella zona e
costituirono la Pieve d'Asio, ricordata per la prima
volta nel 1186.
Gli abitanti, sparsi qua e là in rustici casolari, a
seconda della necessità di trovare un nascondiglio o
di avere un terreno adatto a coltura, si unirono in
borgate man mano che cresceva la sicurezza o
aumentava il loro numero. Sul versante meridionale
del monte sorsero quindi i tre villaggi di Clauzetto,
Vito e Anduins. Dapprima, come altre giurisdizioni
patriarcali, essi furono sottoposti al dominio della
chiesa di Aquileja, poi, verso gli inizi del 1200,
furono ripartiti fra le giurisdizioni di Pinzano e
di Osoppo. Vito d'Asio appartiene a quest'ultima.
I tre villaggi formavano, comunque, una sola
comunità chiamata Asio, com'è confermato da quello
che è il documento più antico intorno alla Pieve d'Asio.
Si tratta del Laudo del 2 dicembre 1298 con il quale
vennero composte alcune questioni di confine tra gli
abitanti di Asio e quelli di Midiis, per quando
riguardava i diritti sul "Canale de Marzignis",
ossia il Canale d'Arzino.
Questi abitanti erano - come scrive lo Zannier (Asio.
Saggio di ricerche sl Canale di Vito) - dei semplici
pastori, che si allogavano alla meglio nelle casere,
dato che a quei tempi la pastorizia doveva essere la
principale se non l'unica risorsa degli Asinni. E
mai come in quell'epoca e nel mezzo secolo
successivo essi sentirono tanto la necessità di
vivere uniti e compatti, essendo lontani da ogni
difesa. Tale situazione renderebbe plausibile il
significato etimologico comunemente attribuito al
nome di Vito d'Asio, che si vuole derivato dai due
termini "vicus" (villa, villaggio) ed "asium"
(asilo).
Nel 1328 il Patriarca Pagano della Torre, dopo aver
acquistato per danaro la parte di Fulcherio e
Fortunato di Osoppo, conferì l'investitura di tutto
il castello di Osoppo, con i possedimenti e diritti
annessi, al nob. Federico di Savorgnan, dichiarando
decaduti i precedenti possessori. Nel 1345, Ettore
di Savorgnan, investito dei beni e diritti annessi a
Osoppo, ebbe le decime dei masi del monte Asio.
Infine, nel 1440, Urbano e Pagano del q.Tristano
Savorgnan si divisero l'eredità paterna e Osoppo con
Vito e Anduins furono assegnati a Pagano.
Sotto la giurisdizione del Savorgnan gli abitanti di
Vito d'Asio non ebbero certo una vita facile. E'
celebre il fatto avvenuto nel 1448, allorché a
Tristano di Savorgnan venne il capriccio di farsi
pagare dalle famiglie di Vito d'Asio una doppia
decima di vino. I rappresentanti del comune si
presentarono a reclamare nel suo castello di Osoppo,
ma Tristano, messili in ceppi, li fece così
crudelmente tormentare dal freddo, dalla fame e dal
timore delle torture, che essi dovettero cedere alla
sua volontà..............................................
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